Il periodo storico che stiamo vivendo e il fronte politico al governo, che abbozza soluzioni vuote per problemi complessi, vive di comunicazione disfunzionale, anche se efficace in termini di percentuale di voti.
Ci sono due temi soprattutto che comprimono lo spazio di sviluppo di una politica per le persone. La ridondanza ruota intorno al bisogno di coerenza agli slogan della campagna elettorale, cercando di dare corpo a parole che erano vuote e continuano a restare vuote come il concetto di sovranità.
D'altro canto proprio questo governo si trova ad affrontare la questione immigrazione, pilastro della propaganda elettorale, prendendola di petto con tutto l'armamentario ideologico che impedisce di comprenderne la reale natura e, di conseguenza, individuarne soluzioni che siano davvero politiche.
Eppure, quando sentiamo che il colpo di genio, per limitare le partenze, si risolve nel portare nei confini di uno stato sovrano soluzioni eteroindotte, non possiamo che pensare che per tutto questo ci voglio dei soldi. Significa investire risorse economiche in quei territori, per attivare processi che dovrebbero essere virtuosi. Questo significa ovviamente accompagnare le elargizioni in terra straniera con una politica di valutazione e controllo, onde evitare distrazioni dell'investimento in campi che niente hanno a vedere con il contenimento dei flussi.
Tutto questo rimanda immediatamente alle dinamiche dei fondi che dall'Europa e dai fondi monetari vengono investiti da noi, per aiutarci in casa nostra, a mantenere alta l'asticella della nostra capacità di consumo funzionale al mercato.
I fini sono diversi, ma inevitabilmente ruotano attorno allo stesso concetto. Qualsiasi impegno economico di un investitore straniero in una terra forestiera, viene con la pretesa di controllarne tanto la destinazione che l'uso. Quello che non sopportiamo in terra nostra siamo pronti a praticarlo con la stessa ferocia sul pesce più piccolo.
Parole vuote al vento elettorale che tuttavia funzionano anche dopo le urne e spiegano perché investiamo poco e male in cultura e istruzione. Se le capisci, non ci credi più.